"Ulisse L'arte e il mito" La mostra a casa tua: le Sirene (parte 3)

Continuiamo a parlare della mostra, allestita a Forlì e dedicata a “Ulisse. L’arte e il mito e terminiamo con quest’ultimo intervento la scoperta della figura della Sirena.

LE SIRENE NELL’ETA’ MODERNA

Non solo sirene

Nel mondo che si avvia a diventare moderno le sirene non sono gli unici animali acquatici presenti nell’immaginario collettivo.
Nereidi, ondine, oceanine animano l’elemento acquatico che rappresenta il desiderio dell’uomo, libero dai vincoli delle costrizioni borghesi, di riunirsi ad una natura rigenerante e legata ai miti delle origini.

Esseri acquatici, erotismo e morte

L’unione tra l’uomo e il Mare, rappresentato dall’essere fantastico acquatico, si consuma in abbracci dalla forte connotazione erotica.
Nel Tritone e Nereide di Klinger, fortissima è l’attrazione erotica esercitata dall’essere femminile, diversa incarnazione del femminino marino, analogo della sirena.
Nella Sirena di Sartorio, l’inquietante mare in bonaccia esalta il movimento del pescatore che si sporge, colto nell’attimo di massimo equilibrio, l’ultimo istante prima della rottura e la caduta rovinosa in acqua che già si preannuncia.
L’unione dell’uomo e della Sirena porterà in questo caso, a differenza di Klinger, ad un esito mortale, come preannunciano i resti scheletrici che si intravedono sul fondo.

La sirena come metafora della donna moderna

Colte al di fuori del contesto del mito, le sirene e gli altri esseri femminili marini, incarnano la complessità dell’universo femminile che si affaccia all’era moderna.
La sirena rappresenta la donna seducente, che usa la potenza dell’eros per affermare la propria indipendenza e il proprio potere sull’uomo.
Sono questi gli anni che vedono emergere le femme fatales come la nostra Lina Cavalieri o la Marchesa Casati, donne che usano la propria bellezza per sedurre e soggiogare.
In questa chiave si può leggere la Sirena di Waterhouse, incarnazione della tentazione della bellezza femminile.

Lo specchio e il pettine

Gli artisti rappresentano le nuove donne pesce della modernità assieme a numerosi oggetti: dalle classiche conchiglie agli strumenti musicali, rimando alla musica ammaliatrice.
A fianco degli strumenti classici, però, compaiono anche gli strumenti moderni, come le chitarre o, addirittura, le cornamuse.
Due elementi però sembrano caratterizzarle, fin dal XVI secolo: lo specchio e il pettine.
Lo specchio è un oggetto in genere attribuito alla Prudenza, che lo sfrutta per controllare cosa avviene alle sue spalle e guardarsi dai nemici.
In mano alle Sirene, lo specchio richiama il mare, lo “specchio d’acqua” casa della sirena, ma è anche l’oggetto che riflette e moltiplica la sua bellezza.
E’ l’oggetto che, in mano alle figure negative (come per esempio la Strega di Biancaneve) diventa oggetto malefico, usato dalle donne malvagie per comunicare con il diavolo.
Il pettine, invece, si rifà al gesto, altamente erotico, di pettinarsi la chioma, da sempre strumento di seduzione.

 

I PEZZI ESPOSTI IN MOSTRA

Sirena (abisso verde), 1893, Giulio Aristide Sartorio olio su tela applicata su tavola, Torino, GAM

Dopo essersi aggiornato sul Simbolismo e sul Decadentismo nordeuropei durante i suoi soggiorni in Inghilterra e Germania, Sartorio dipinge quest’opera che rappresenta l’inquietudine per la nuova figura femminile emergente ammantandola di un’immagine mitologica.
L’uomo che si sporge verso la sirena si sta consegnando ad una fine infausta, rappresentata dalle ossa che si intravedono sul fondo e che giustificano l’inquietante sottotitolo dell’opera “Abisso Verde”.
L’acqua, ora trasparente e cristallina, ora torbida e agitata, è fonte di vita ma, contemporaneamente di morte.

John William Waterhouse (Roma, 1849 – Londra, 1917) sirena 1900 olio su tela londra, the royal academy of arts

Ispirazione dell’opera fu probabilmente l’opera La sirena scritta nel 1830 da Alfred Tennyson.
Non più omerica sirena abitante dell’aria, la figura dipinta da Waterhouse è più simile alla notissima sirenetta di H
andersen.
Nuova chiave lettura quella dello scrittore danese, che nell’opera del 1837 non presenta più la sirena come simbolo di seduzione ma dell’amore impossibile e del sacrificio.
La Sirena di Waterhouse presenta però una carica erotica connessa con il gesto, ammaliante, del pettinarsi i capelli.

 

 

Tritone e nereide (la sirena) 1895, Max Klinger, olio su tela Firenze, Villa Romana, in comodato presso la galleria d’arte moderna di palazzo pitti

Klinger sostituisce all’uomo il Tritone marino, allacciandolo in un abbraccio erotico alla sirena.
Le code sinuose si intrecciano in un panorama che non ha nulla delle atmosfere classiche alle origini del mito.
Klinger, artista moderno, crea un’opera pervasa di irrequietezza, espressa anche nel mare spumeggiante che travolge i due protagonisti.

Dai un'occhiata agli altri articoli: