"Ulisse L'arte e il mito" La mostra a casa tua: le Sirene (parte 1)

Cari amici, in attesa di poter finalmente contemplare con i nostri occhi la strepitosa mostra “Ulisse. L’arte e il mito” che ci aspetta, buona buona, nei Musei di San Domenico a Forlì, vogliamo presentarvi qualche chicca per arrivare preparati!

Oggi cominciamo a parlare di SIRENE.

L’episodio di Ulisse e le sirene – siamo al libro XII dell’Odissea – è tutto sommato breve, limitato nel tempo rispetto all’intero poema, ma diventa uno dei soggetti in assoluto più rappresentati e più longevi, un tema che ha attraversato il tempo per raccogliere significati fino all’epoca contemporanea. Se vuoi leggere tutto il libro clicca qui

 

CHI, COSA, DOVE, COME …. BIOGRAFIA DELLE SIRENE

L’opera più antica che cita le sirene è appunto l’Odissea, ma si pensa che queste creature esistessero da molto prima, demoni legati alla tradizione orientale connessi al mondo sotterraneo.

Le sirene abitavano in un’isola che tradizionalmente è posta lungo la costa dell’Italia meridionale, al largo della penisola di Sorrento.

Omero non descrive questi mostri incantatori: il fatto che non vengano descritte nelle loro fattezze fa pensare che la loro immagine fosse patrimonio comune di chi leggeva l’Odissea.
Sia il cantore che l’uditore dovevano conoscere bene le forme di queste creature grazie ad altri racconti mitici come, ad esempio, le avventure di Giasone e degli Argonauti.
Per i Greci erano donne-uccello, donne seducenti con zampe e code d’uccello. L’analogia con gli uccelli deriva forse dalla melodia del canto.

Ma quando e come l’arte ha cominciato a rappresentare i temi dell’odissea e in particolare le sirene?

Le prime rappresentazioni di sirene musicanti sono attestate a partire dall’VIII secolo a.C.
Esse presentano un’iconografia derivata dai demoni di tradizione orientale
con la sola testa umana – sia maschile che femminile – mentre il resto del corpo assume la forma di volatile.
Con l’affermarsi della tradizione omerica queste figure acquisiscono progressivamente un carattere
femminile e il torso assume connotazioni umane.

Da dove viene il nome sirena?

Le ipotesi degli studiosi sono moltissime. Secondo alcuni deriva dal greco seirios che vuol dire «incandescente», in riferimento all’ora della loro manifestazione, che il mito colloca spesso a mezzogiorno.
Seira/seire sarebbe anche la «corda», per cui la seiren sarebbe «colei che avvince», «colei che tende lacci».
Nel caso specifico della sirena omerica molti convengono nel considerarla la “voce che incanta” facendo derivare la parola sirein dall’antico “sir” “incantamento”, “canto magico”.

Episodio libro XII – riassunto: Ulisse e le Sirene

Circe mette in guardia Ulisse e lo istruisce su come dovrà affrontare i rischi che lo attendono ancora nel suo viaggio: le Sirene, Scilla e Cariddi e le vacche del dio Sole.
La mattina seguente la nave di Ulisse e i suoi compagni riparte.

Ulisse, previdente, segue i consigli della maga e ottura con la cera le orecchie dei compagni per sfuggire al pericolo di essere uccisi dalle Sirene:
Queste attirano gli uomini che attraversano le acque con il loro irresistibile canto per poi divorarli e riempire la loro scogliera con cumuli di ossa.
Il loro canto ammaliatore, affascinante ma molto pericoloso, promette di svelare tutto ciò che accade o è accaduto sulla terra.

Ulisse, desideroso di conoscere e di sfidare ancora una volta la sorte, vuole udire quel canto stregato, si fa legare all’albero della nave perché non vuole rinunciare ad ascoltare la loro voce.
Mentre i compagni remano con grande forza per oltrepassare il pericolo, ecco che le Sirene chiamano Ulisse e lo invitano a rimanere con loro.
L‘eroe vorrebbe slegarsi, ma i compagni lo stringono all’albero ancora più forte.
Così Odisseo e i suoi compagni passano incolumi accanto alla pericolosa isola e proseguono il viaggio verso Scilla e Cariddi.

ALCUNI PEZZI IN MOSTRA

Manifattura attica, Lekythos con “Sirene musicanti su rocce”

inizio del V secolo a.C. ceramica a figure nere Atene, Museo Archeologico Nazionale.
la lekythos è un vaso dal corpo allungato, stretto collo con un’unica ansa e ampio orlo svasato.
Era utilizzato nella Grecia antica e nelle zone magno-greche (per esempio in Italia Meridionale) per conservare e versare olio profumato e unguenti, era impiegato dagli atleti, nelle cerimonie funebri e come segnacolo sepolcrale.
Diversamente da quanto tramandato da Omero che fissa il numero delle sirene a due, nei vasi le sirene diventano tre.
Le sirene divengono creature strettamente legate alla sfera funeraria e accompagnatrici dei defunti durante il passaggio nell’aldilà.
Sono raffigurate su una roccia, simbolicamente al confine tra terra e acqua,  al limite tra un mondo e l’altro, verosimilmente al passaggio tra la sfera dei vivi e quella dei morti.
]Anna Maria Nardon, estratto scheda catalogo]

Arte etrusca, Urna etrusca con “Ulisse e le sirene”

metà del II secolo a.C. alabastro policromo proveniente da Volterra. Firenze, Museo Archeologico Nazionale – Polo Museale della Toscana
Sulla sinistra le sirene, tre donne sontuosamente abbigliate, siedono sugli scogli.
Ciascuna di esse è intenta a suonare uno strumento musicale: la siringa, la lira e il flauto.
In questa foggia le sirene etrusche mostrano un’incredibile somiglianza con le Muse, rivelando influenze da parte delle rappresentazioni dell’arte ellenistica.
A partire dal IV secolo a.C. – quando si intensificano i contatti artistici tra Etruria e Grecia – si osserva la prevalenza umana nell’immagine delle sirene.
Sulla destra la nave con al centro Ulisse, con le mani dietro la schiena, a indicare che l’eroe greco è stato legato all’albero maestro.
Il suo sguardo volge bramoso verso le sirene di cui sta ascoltando incantato “il suono di miele”
L’urna rappresenta un esemplare di un più ampio nucleo costituito da circa 20 urne volterrane della metà del II secolo a.C. tutte raffiguranti l’incontro tra Ulisse e le sirene e tutte derivate da uno stesso modello
L’uso di tale rappresentazione narrativa si deve probabilmente riferire al significato che le sculture funerarie di Sirene avevano assunto nell’Attica del V e IV secolo a.C. ovvero quali espressione della facoltà intellettuale del defunto in grado di superare le insidie della morte. L’immagine della saggezza che trionfa sulle tentazioni fuorvianti diventa simbolo di salvezza di fronte alla morte.
[Martina Rodinò, Anna Maria Nardon, estratto scheda catalogo]

Estratto da un documentario del canale History sulle Sirene

Ulisse,1954 con Kirk Douglas: la scena delle sirene

Dai un'occhiata agli altri articoli: