Gioielli bolognesi - San Paolo Maggiore (2 di 3)

Continuiamo con la nostra visita virtuale alla chiesa di S. Paolo Maggiore dedicandoci alla decorazione pittorica degli altari.
Pronti a partire….VIA!

Un programma ben preciso

Abbiamo detto che una delle particolarità della basilica di S. Paolo Maggiore è quella di aver conservato intatto il suo apparato iconografico impostato secondo un programma ben preciso.
La navata e la tutta la zona dell’altare sono completamente dedicata alla figura e al messaggio dell’ “Apostolo delle genti”, S. Paolo.

Navata destra: il Messaggio di Dio

Anche le cappelle delle navate partecipano a questo programma così denso di significati: quelle di destra sono incentrate sul Messaggio di Dio.
Dio parla all’umanità per mezzo di suo Figlio – cappella della Natività
ma non può fare nulla senza il “sì” di Maria – cappella del Paradiso ovvero la Concezione invisibile della Vergine Immacolata
e tutto si compie con la morte in Croce di Gesù – cappella del Crocifisso.

Navata sinistra: gli araldi del Messaggio

Le cappelle di sinistra presentano invece alcuni santi – e l’Ordine stesso ovviamente! – che si sono prodigati per diffondere la “Buona Novella”.
L’ultimo dei profeti Giovanni Battista indica per primo al mondo la venuta del Salvatore – cappella di S. Giovanni
S. Girolamo traduce e divulga la Scrittura che narra le meraviglie della salvezza – cappella di S. Girolamo
S. Carlo Borromeo, pastore del Concilio di Trento, nel 1579 consegna ai discepoli di S. Antonio Maria Zaccaria, ovvero i Barnabiti, le Costituzioni nelle quali è formulata la strategia della loro azione evangelizzatrice – cappella di S. Carlo.

Capolavori

 

Le anime del Purgatorio che per intercessione di S. Gregorio Magno e della Vergine vengono liberate dalle fiamme purificatrici, Giovan Francesco Barbieri detto il Guercino, 1647

Si trova nel transetto di destra, sull’altare della cappella del suffragio.
Eseguito nel 1647 e costato 300 ducati d’oro, la tela rimanda a un dipinto di Ludovico Carracci col medesimo soggetto.
Si riconosce ancora viva la qualità stupefacente dei blu profondi, dei caldi colori rosati del cielo attorno a Dio Padre, a Gesù a braccia aperte e alla Madonna che, con uno schema ormai consolidato del pittore, stabilisce una sorta di collegamento indicando S. Gregorio Magno.
Il Santo, indice alzato, “raccoglie” il gesto e intanto rimanda con lo sguardo verso le anime del Purgatorio fisicamente tirate fuori dalle labili fiamme da angeli con possenti ali.
Davvero degne dell’”Umanità” di Guercino gli uomini e le donne che ancora attendono la salvezza con il viso piantato tra le mani mentre piangono come bambini.
Perché S. Gregorio Magno? Perché nella sua vita si impegnò particolarmente a diffondere la credenza del Purgatorio e che la preghiera dei vivi poteva abbreviare la pena delle anime che vi soggiornavano.

Adorazione dei Pastori e l’Adorazione dei Magi, Giacomo Cavedoni, 1612-14

Si trovano nella cappella della Natività.
Originario di Sassuolo, si forma a Bologna alla Scuola dei Carracci, avvicinandosi soprattutto ai modi di Ludovico.
A Roma è aiutante di Guido Reni nella Cappella Paolina la Quirinale.
Nelle due meravigliose tele della cappella la calda umanità dei Carracci, si unisce a una luce dai netti contrasti, quasi caravaggesca, che sottolinea i volumi delle cose, delle persone, degli animali.
Nel gioco delle luci è complice il sempre efficace tema del piccolo Gesù che irradia luce nella notte sul volto di tutti i presenti.
Le forme sono semplificate, squadrate, ma tutto è pervaso da una ricchezza cromatica potentissima, di chi ha visto Tiziano e ha studiato il ‘500 veneto. Il colore viene steso in grandi campiture nette nei pastori e diventa invece, prezioso, dalle sfumature raffinate nell’adorazione dei magi.

 

 

 

Paradiso, ovvero l’Invisibile Concezione Immacolata della Vergine predetta dai Profeti e festeggiata dagli Angeli musicanti, Ludovico Carracci, 1616

Si trova nella cappella del Paradiso e ci offre uno dei suoi ultimi capolavori prima della grande delusione del lunettone nella cattedrale di S. Pietro e della morte avvenuta nel 1619. Ludovico ancora una volta non delude e lui, come dico sempre un po’ prete mancato, riesce con grande sensibilità a “dare un volto” ad un tema astratto.
In effetti davanti ai nostri occhi si apre uno squarcio di Paradiso, una luce dorata che avvolge tutto, e assistiamo alla creazione, al pensiero di Dio che prende forma.
In quel nucleo luminoso di bianco purissimo di intravede l’anima della piccola Maria che tra poco sarà spedita nel ventre di Anna e nascerà, unica nel genere umano, senza peccato originale.
Per questo evento straordinario che è imprescindibile per la venuta di Gesù, tutto il Paradiso fa festa.
In alto due ali di angeli e angioletti musicanti, suonano tube, viole, arpe, organo, triangolo e, al sommo, un angelo sventola il turibolo.
Sotto, in primo piano grandi angeli suonano trombe e flauti e dall’altro lato assistono S. Giuseppe e S. Giovanni Evangelista, ovvero chi ha conosciuto da vicino e chi ha scritto della Vergine Maria.
Come nella migliore tradizione carraccesca, al centro lo sguardo viene attirato all’interno del quadro da un angelo, che di spalle, mentre suona la chitarra, si gira sorridendo, ci guarda e ci chiama in causa per partecipare “personalmente” a questa grande festa.

 

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