Gioielli bolognesi - San Paolo Maggiore (1 di 3)

Oggi visitiamo virtualmente la basilica di S. Paolo Maggiore, chiesa piuttosto sconosciuta, a due passi dal Collegio di Spagna.
Ignorata per lo più dai passanti frettolosi nonostante l’imponenza della facciata seicentesca, è uno scrigno di capolavori, straordinaria e davvero inaspettata, perciò … partiamo!

I Barnabiti

Nel 1530 S. Antonio Maria Zaccaria fonda in S. Barnaba a Milano l’ordine dei Chierici Regolari di S. Paolo, chiamati poi Barnabiti dal nome della loro casa-madre.
Ma come arrivano a Bologna? La ragione è decisamente fortuita: nel
1533 papa Clemente VII si trova nella nostra città per conferire con Carlo V ed è quindi a Bologna che viene approvata la loro Congregazione.
Ben presto l’ordine si “fa notare” in città tanto che, tra fine ‘500 e inizio ‘600, il Cardinal Gabriele Paleotti affida loro diversi diversi incarichi di fiducia.

La costruzione: quel genio di p. Giovanni Ambrogio Mazenta

Ben presto i Barnabiti avvertono l’esigenza di avere un luogo consono: decidono quindi di innalzare dalle fondamenta una nuova grande chiesa dedicata a S. Paolo.
I lavori iniziano nel
1606 nell’area dell’antica Croce dei Santi (una delle celeberrime quattro croci che circondavano Bologna) su progetto del padre barnabita Giovanni Ambrogio Mazenta.
Non solo un religioso, ma un genio enciclopedico, appassionato di architettura e idraulica: non a caso a Bologna sono suoi i progetti di S. Paolo ma anche della chiesa del SS. Salvatore e – insieme a Floriano Ambrosini – del progetto di ricostruzione della metropolitana di S. Pietro.
Nel
1611 i lavori sono conclusi.

Bernardino Spada ritratto da Guido Reni a sinistra e dal Guercino a destra

 

 

 

 

 

L’interno

Conclusa la struttura si passa ora ad abbellire la chiesa secondo un programma iconografico ben preciso, rimasto intatto e inalterato in tutti questi secoli, senza rimaneggiamenti, senza modifiche di gusto o di culto.
La navata e la tutta la zona dell’altare sono completamente dedicata alla figura e al messaggio dell’
“Apostolo delle genti”, S. Paolo.
Le cappelle del lato destro sono incentrate sul Messaggio di Dio al Mondo; quelle del lato sinistro presentano gli Araldi di questo Messaggio.

Capolavori: l’altar maggiore

Chiunque entri non può non essere attratto magneticamente dal fulcro visivo della chiesa, l’imponente gruppo scultoreo del Martirio di S. Paolo collocato significativamente sull’altar maggiore, il “luogo” di sacrificio e martirio per eccellenza.
Tutto l’altar maggiore, anzi a dire il vero, l’intero presbiterio si devono alla munificenza del cardinal Bernardino Spada, legato a Bologna dal 1627, ritratto sia dal Reni che dal Guercino
Siamo nel 1643 e le due statue in puro marmo di Carrara sono pronte per partire da Roma e, via mare, raggiungere Bologna: purtroppo nel tragitto le statue sono intercettate e rubate dai pirati che ovviamente chiedono il riscatto.
Bisognerà attendere il
1647 e sborsare 33.000 scudi (!) per collocare finalmente le statue all’interno della solenne e ricchissima Tribuna in marmi rossi e gialli di Verona.

Il martirio nella storia

Probabilmente nel 66 d.C. S. Paolo viene arrestato e condotto a Roma: qui viene condannato a morte, ma essendo cittadino romano non viene crocifisso bensì decapitato
L’esecuzione avviene in una località detta “palude Salvia”, detta poi Tre Fontane, si dice dai tre zampilli sgorgati quando la testa mozzata rimbalza tre volte a terra.
Tradizionalmente la morte è collocata il 29 giugno, forse del
67 d.C.

Decollazione di S. Paolo: le statue

Il vecchio Paolo, mani legate, inginocchiato, mostra il collo e serenamente attende il colpo mortale dal terribile carnefice.
Costui invece esprime una violenta tensione, nello sforzo dei muscoli, nell’espressione e soprattutto nella teatrale torsione che lo porta a caricare il colpo.
Il tempo è sospeso, siamo in quei pochi attimi in cui la tensione è massima prima del tragico epilogo.
Tutte e due le statue possono essere viste a 360°, si “muovono” nello spazio, ogni piccolo cambio prospettico offre un punto di vista particolare: un capolavoro assoluto!

Nemo propheta in patria: lo scultore Alessandro Algardi

Alessandro Algardi è uno scultore bolognese, ma in effetti a Bologna c’è stato poco, la sua vita artistica si svolge principalmente a Roma, città in cui arriva nel 1625 e vi muore nel 1654.
Dopo un inizio un po’ in sordina, diventa lo scultore del nuovo pontefice
Innocenzo X Pamphilj, successore di Urbano VIII che aveva invece protetto e favorito il Bernini.
L’ultimo decennio della sua esistenza sarà denso di commissioni, di lavori importanti e ricco di fama.
Il
suo “barocco” non è esattamente quello trionfale ed eclatante del Bernini.
Risente, invece, della sua educazione emiliana e carraccesca, della qualità morbida e trasparente della luce, di una sensibilità profonda ma misurata,
insomma rappresenta la
corrente “classicista” della scultura. E’ stato anche un ritrattista eccezionale.

A Bologna oltre al gruppo in S. Paolo Maggiore, esistono due sculture in gesso – S. Petronio e S. Procolo – nell’Oratorio di S. Maria della Vita.

per curiosità, per capire di che livello stiamo parlando … alcune opere

tomba di Leone XI in S. Pietro
grande altorilievo con l’Incontro di Leone Magno con Attila (S. Pietro; il modello originale è sullo scalone del palazzo dei Filippini alla Vallicella): fu il prototipo delle pale marmoree del XVII e XVIII sec.

Per approfondire la figura di Bernardino Spada

Per approfondire la figura di Alessandro Algardi

Per approfondire la Basilica di San Paolo - Attenzione spoiler!!!