Leonardo e il tovagliolo

Che Leonardo sia un genio lo sappiamo tutti, che la sua mente non si fermasse ai problemi di ingegneria, idraulica, aerodinamica, arte e tecnica pittorica, etc…pure!

Questa figura, di cui abbiamo appena ricordato i 500 anni dalla morte (Anchiano, 1452 – Amboise, 1519) è sicuramente affascinante e misteriosa, ancora di più se si parla di cucina!

Leggendo le parole di Leonardo riportate nel Codice Romanoff, trascritto da un tal Pasquale Pisapia nel 1931, il Genio, schifato dalla maleducazione degli ospiti del Moro, abbia ideato i primi tovaglioli.

Attenzione: diciamo subito che il codice Romanoff, un documento che sarebbe conservato all’Hermitage in Russia, divide la comunità che ruota attorno a Leonardo tra chi lo considera un documento vero e chi invece lo cataloga come falso.

Noi non siamo esperte né in archivistica né nei documenti riguardanti il Genio e tanto meno siamo state in Russia a consultare il documento originale…ma per una volta vogliamo lasciare da parte il vero per guardare al verosimile!

«Una volta” – dice il codice Romanoff – “a fine cena dopo che gli ospiti se n’erano andati, guardando la tovaglia del mio Signore Ludovico, ho visto una scena di totale disordine e inciviltà — neanche un campo di battaglia poteva assomigliarle — e ora penso che la mia prima priorità, prima di qualsiasi cavallo o pala d’altare, sia quella di trovare una soluzione. Ne ho già in mente una. Penso che ognuno a tavola dovrebbe avere una tovaglietta tutta sua, di modo da potersi pulire lì le mani e il coltello, per poi piegarla in modo da non rovinare l’aspetto della tavola con le sue sporcizie. Ma come potrei chiamare questa tovaglia? E come potrei presentarla?»

Il Codice Romanoff sembrerebbe trovare conferma in una testimonianza di Pietro Alamanni (Annali di Firenze, vol. XVI, pp. 314-315, luglio 1491)

« Mastro Leonardo… da qualche tempo ha abbandonato la scultura e la geometria per risolvere i problemi delle tovaglie del Sire Lodovico, la cui sporcizia — me l’ha confessato — lo assilla. E adesso ha messo in tavola la sua soluzione: una tovaglia individuale posta davanti ad ogni ospite, da insozzare al posto della tovaglia grande. Ma, con grande rammarico di Mastro Leonardo, nessuno ha saputo usarla. Alcuni ci si sono seduti sopra. Altri ci si sono soffiati il naso.  Altri hanno giocato a tirarsela fra di loro. Altri ancora vi hanno avvolto dentro le vivande per poi nascondersele in tasca o nella bisaccia. E quando, a cena finita, la tovaglia era sporca come al solito, Mastro Leonardo mi ha confidato la propria disperazione perché pensava che la sua invenzione avrebbe avuto un’ottima accoglienza”.

Nel Codex Atlanticus, la collezione di disegni e documenti su Leonardo conservata alla Biblioteca Ambrosiana, sembrerebbe esserci un disegno su come piegare i tovaglioli (Shelagh e Jonathan Routh indicano il folio come il 167 ma nell’immensa mole di materiale messo a disposizione dal sito https://www.codex-atlanticus.it/ il folio non corrisponde né sono riuscita a trovarlo ad una prima ricerca…)

Queste informazioni le abbiamo tratte dal libro Note di Cucina di Leonardo da Vinci, Shelagh e Jonathan Routh,Voland, Roma, 2004.
E’ veramente un testo che riporta testimonianza dell’interesse del Genio per la cucina oppure è l’abile invenzione di un buontempone?
L’autore Jonathan Routh, scomparso nel 2008, è l’inventore di Candid Camera ma è anche stato un artista apprezzato…insomma, rimarremo con il dubbio!

Per passare il tempo in questa quarantena e per festeggiare adeguatamente la Pasqua vi lasciamo con il libro di Shelagh e Jonathan Routh e un facile tutorial per piegare i tovaglioli in forma di coniglietti!

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