Gioielli bolognesi: Il Polittico Griffoni

Il Polittico Griffoni

La straordinaria pala d’altare – uno dei massimi capolavori del primo Rinascimento italiano – è stata realizzata tra 1470 e 1472.
Il lavoro fu commissionato a Francesco del Cossa ed Ercole De Roberti per essere collocata nella cappella del ricco mercante Floriano Griffoni all’interno della Basilica di S. Petronio.
La complessa cornice che doveva contenere tutti gli scomparti venne realizzata da Agostino de Marchi da Crema.
Il Polittico Griffoni venne smembrato attorno al 1730 dal cardinale Pompeo Aldrovandi che vendette i singoli pannelli sul mercato antiquario.
La ricca cornice  andò distrutta

 

 

 

Gli scomparti centrali

Soggetto centrale del polittico è il domenicano Vincenzo Ferreri, santo spagnolo canonizzato nel 1458.
Oratore colto e appassionato contribuì in modo decisivo alla fine dello Scisma d’Occidente;
per il tono apocalittico delle sue prediche fu chiamato “Angelo dell’Apocalisse”.
Ecco perché viene mostrato con il dito alzato verso il cielo e con in mano la Bibbia.
In alto Cristo all’interno della mandorla è circondato da angeli con i simboli della Passione che poggiano su nuvole quasi scolpite nella pietra.

 

 

I pannelli laterali

Accanto a lui S. Pietro e S. Giovanni, dipinti splendidamente con colori intensi e brillanti.
Dietro di loro un cielo azzurro e un paesaggio fantastico fatto di strane architetture e meravigliose formazioni rocciose in cui sembrano muoversi personaggi “cortesi” che ricordano quelli del Salone dei Mesi di Schifanoia.
E’ uno spazio unico, “moderno”, in cui abitano queste figure monumentali.
I panneggi sono quasi scolpiti addosso ai due santi, ma la luce diffusa, la compostezza e solennità delle figure, rendono tutto naturale, vero.

 

 

Registro superiore

Nel registro superiore si trovano S. Floriano e S. Lucia.
I due santi che si affacciano verso il piano inferiore quasi fossero al balcone non sono certamente casuali.
Vestiti con eleganti abiti dell’epoca in loro si rispecchiano i committenti Floriano Griffoni e la moglie Lucia di Andrea Battaglia.
S. Lucia tiene in mano uno splendido fiore i cui petali sono i famosi occhi che si sarebbe strappata (ma non è vero!)
S. Floriano tiene in mano la spada (era un soldato) e un fiore, semplicemente evocativo del suo nome.

Dietro di loro il fondo oro interrompe il naturalismo del paesaggio in cui si “muovono” i santi sottostanti.
La scelta è voluta per creare uno spazio astratto, quello che nelle tavole antiche era la luce dorata del paradiso, della santità.

La parte alta e i pilastri laterali

Nella parte alta, all’interno di tre tondi, è rappresentata la Crocefissione, in quello centrale, e l’Angelo Annunciante e la Madonna annunciata nei due laterali.
Nei pilastrini laterali stanno vari santi concepiti come fossero all’interno di nicchie.

Predella

La predella si deve interamente ad Ercole de Roberti e vi sono illustrati i Miracoli di San Vincenzo Ferreri.
Gli episodi rappresentati, partendo da sinistra verso destra: la Guarigione della donna storpia, la Resurrezione di una ricca ebrea, il Salvataggio di un bambino in una casa colpita da un incendio, la Resurrezione di un bambino ucciso dalla madre gravida e impazzita e la Guarigione di un ferito.
Tutti gli episodi sono rappresentati all’interno di un unico spazio inquadrati solamente da fantasiose e complesse architetture e magnifici paesaggi rocciosi.
Il ritmo è incalzante, le figure si muovono con quella vivacità e “frenesia” tipiche di Ercole de’ Roberti.

Francesco del Cossa a Bologna

Insieme a Cosmè Tura, considerato il fondatore, e al più giovane Ercole de’ Roberti, Francesco del Cossa è uno dei protagonisti della Scuola ferrarese.
Quando Francesco dipinge il polittico Griffoni è all’apice della sua carriera artistica. Aveva già avuto contatti a Bologna negli anni sessanta, ma si trasferisce definitivamente nella nostra città nel 1470.
Troppo cocente la delusione di veder rifiutate da Borso d’Este le sue richieste di maggiore e più giusto compenso dopo il capolavoro dei mesi di Palazzo Schifanoia: se non mi vuoi non mi meriti…. e così giunge a Bologna.
Opere a Bologna:
1467 – disegni per le vetrate di S. Giovanni in Monte
1472 – per Giovanni II Bentivoglio, restaura e completa la storica Madonna del Baraccano
1473 – per il coro della basilica di San Petronio, disegna i cartoni per due tarsie con Sant’Agostino e San Petronio.
1474 – esegue l’enorme Pala dei Mercanti commissionata da Alberto de’ Cattani e Domenico degli Amorini
1477 – per la cattedrale di San Pietro inizia la decorazione delle volte della Cappella Garganelli, portata a termine da Ercole de’ Roberti, perché Francesco muore di peste nel 1478.
L’opera – che stando alle cronache Michelangelo definisce una
“mezza Roma de bontà” – viene distrutta con la ricostruzione dell’antica cattedrale, iniziata nel 1605, salvando solo pochi frammenti.

9 musei

Nel corso dell’Ottocento i dipinti entrano nel giro del mercato antiquario e del collezionismo e “vagano” per il mondo prima di pervenire nei 9 musei che oggi custodiscono i singoli pezzi.
National Gallery di Londra, Pinacoteca di Brera di Milano, Louvre di Parigi, National Gallery of Art di Washington, Collezione Cagnola di Gazzada (Va), Musei Vaticani, Pinacoteca Nazionale di Ferrara, Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam, Collezione Vittorio Cini di Venezia.
Questi i nomi dei musei che conservano parti del Polittico Griffoni

Ipotesi di ricostruzione

Il primo ad avanzare l’ipotesi che alcuni dipinti andavano pensati “insieme” e non come singole opere è stato, nel 1888, Gustavo Frizzoni.
E’ Roberto Longhi però, nel 1934, che immagina un impianto molto più monumentale che riunisce quasi tutti gli elementi che oggi conosciamo.
A conferma dell’esattezza quasi totale della sua ipotesi è giunto, negli anni Ottanta, uno schizzo del polittico ritrovato nella corrispondenza tra Monsignor Aldrovandi e il pittore Stefano Orlandi incaricato di smembrare il polittico.
La ricostruzione presentata in mostra si deve a Cecilia Cavalca è ad oggi considerata la più attendibile.

Un’occasione unica

Per la prima volta, dopo oltre cinquecento anni, si radunano a Bologna, nella città per la quale fu creata l’opera, tutti i pannelli esistenti (oltre il 90% dell’opera complessiva).

 (Perdonate l’impaginazione, ma proprio non vuole sistemarsi!!!)

Per approfondire sul Polittico Griffoni