In Certosa ... a porte chiuse! Gli Stranieri in Certosa

L’emergenza sanitaria ci impedisce di uscire di casa e di addentrarci per i chiostri della nostra amata Certosa.
Noi, però, non restiamo inoperose e vi “accompagniamo” alla scoperta delle vite di alcuni “stranieri” che, giunti nella nostra città, non se allontanarono più, finendo per affiancare i bolognesi DOC nel nostro bel cimitero.

GIOVANNI E ISABELLA COLBRAN

Giovanni Colbran (Nava del Rey, 1751 – Bologna, 1820) è stato un violinista spagnolo.

Attivo presso la corte spagnola, abbandonò la Spagna nei primi anni del XIX secolo per avviare alla carriera teatrale la figlia Isabella Colbran, conducendola prima in Francia, poi in Italia.
Godendo della protezione dei sovrani spagnoli, in Italia seppe guadagnarsi quella del viceré Eugenio di Beauharnais a Milano, e di Gioacchino Murat a Napoli.
Nel 1812 acquistò dal Collegio di Spagna una villa a Castenaso, vicino a Bologna, che lasciò in eredità a Isabella.
La villa, in seguito venduta da Gioachino Rossini nel 1851, fu distrutta da un incendio durante la Seconda guerra mondiale.
Alla morte di Giovanni Colbran, nel febbraio 1820, Gioacchino Rossini si propose di far realizzare un imponente monumento funerario alla Certosa di Bologna.
L’opera rappresentasse la figlia in lacrime davanti al ritratto del padre.

 

Isabella Colbran (Madrid 1785 – Bologna 1845) riposa insieme al padre in Certosa.

Avviata dal padre alla musica, si era imposta immediatamente come cantante di grande talento e compositrice.
La Colbran fu la prima donna del Teatro San Carlo di Napoli dal 1811 al 1822.
Nella città partenopea conobbe nel 1815 Gioachino Rossini: la prima opera di Gioacchino Rossini interpretata dalla Colbran fu Elisabetta, Regina d’Inghilterra.
Dal 1815 la cantante fu la prima interprete di tutte le opere serie italiane di Rossini.
I due, lasciata Napoli, si sposarono a Castenaso, il 16 marzo 1822 nel Santuario della Beata Vergine del Pilar.
Prima Isabella (1824) e poi Gioacchino (1829) si ritirarono dalle scene e si stabilirono a Bologna.

Isabella a Bologna

La vita di Bologna era troppo monotona e tranquilla per loro abituati ad essere protagonisti ricercati dei salotti di Parigi e Napoli.
A poco servivano le serate musicali che Isabella tentava di organizzare nella sua villa e anche la crisi artistica e sentimentale nella coppia ebbe una sua pericolosa accelerazione.
Nel settembre del 1837 si conclusero le pratiche per la separazione legale e pochi anni dopo, nel 1845, Isabella si ammalò gravemente e morì a Castenaso il 7 ottobre 1845.
Nella tomba bolognese riposano anche i genitori di Rossini, ma non il compositore: i suoi resti sono in S. Croce a Firenze con altri illustri italiani.

 

GIUSEPPE GRABINSKY

Varsavia 1771- Bologna 1843
Giuseppe Gioacchino Grabinski discendeva da una antica famiglia polacca di ufficiali, sacerdoti, funzionari amministrativi, abati e castellani.
Arruolatosi nell’esercito, nel 1794 prese parte all’insurrezione contro la Russia che si concluse con una sconfitta e la spartizione della Polonia tra impero zarista e regno prussiano.
Dopo questi avvenimenti Grabinski lasciò il proprio paese, e venne in Italia nelle file della Grande Armata francese, in cui combattè fino al 1807 conseguendo anche la Legion d’Onore.
Entrato in conflitto con i disegni napoleonici in occasione della campagna iberica, si dimise dall’esercito e si stabilì a Bologna, dove aveva acquistato proprietà terriere.

Giuseppe a Bologna

Nel 1809 fu a capo delle forze che si opposero alle bande di briganti che percorrevano le campagne tra il bolognese e il ferrarese, ottenendo un completo successo.
Nel 1811 sposò la contessa Marianna Broglio, di 25 anni più giovane di lui.
Il matrimonio fu piuttosto burrascoso, come attestano molte annotazioni del De’ Buoi.
“La Signora Maria Broglio Grabinschi temendo le furie del Marito fugì di Casa e si ricovrò presso suo Padre e vi entrò di mezzo il Cardinal Legato Lante per accomodarli” (De’ Buoi, 15 febbraio 1817, p.293).
Evidentemente il matrimonio venne sempre “accomodato”.

Tra Restaurazione e moti risorgimentali

Negli anni della Restaurazione Grabinski condusse una intensa vita mondana, ma si occupò anche delle proprie terre ed entrò a far parte della Società Agraria, della quale facevano parte grandi proprietari e molti con idee innovative.
Nel 1831, in occasione dei moti insurrezionali, gli fu affidato dal neo-governo delle Provincie Unite il comando delle truppe.
Soffocata la rivolta, Grabinski, fu costretto all’esilio a Parigi, dove continuò a tentare vie diplomatiche a favore della libertà italiana.
Ritornò a Bologna nell’autunno del 1831, dopo essere riuscito ad ottenere dalle autorità francesi la nazionalità francese che gli fornì lo status di “straniero con casa nello Stato Pontificio”.
Protetto dalle autorità francesi e non perseguibile per le rivolte dell’inverno precedente tornò a Bologna.
Da quel momento non si occupò più di politica, rimanendo a vivere nelle sue tenute di San Martino in Argine fino alla morte.

Il monumento in Certosa

L’enorme scultura in marmo di Giuseppe Grabinsky fu realizzata dal toscano Carlo Chelli che rappresenta il generale paludato come un eroe dell’antica Roma.
Il ritratto, pur veritiero, è anch’esso idealizzante poichè lo rappresenta nel fiore degli anni e non anziano, poco prima della morte.
Da segnalare anche il vasto catino absidale rivestito in scagliola e imitante un marmo bianco-rosa, tra le superfici più vaste che siano mai state fatte con questa tecnica.

 

LETIZIA MURAT

Parigi 1802 – Bologna 1859
Figlia di Gioacchino Murat e di Carolina Bonaparte, visse con i genitori le vicende del Regno di Napoli ed il dramma della fine dell’impero e della fucilazione del padre.
Alle due sorelle, Letizia e Luisa, venne impartita una educazione raffinata e completa, atta a farne due giovani donne che potessero ben figurare nell’alta società europea del tempo.
Appresero  canto, musica, lingue straniere (francese, inglese, tedesco).
Travolta dalla caduta di Napoleone, Letizia seguì la madre nell’esilio in diverse città italiane, sempre controllate dalla polizia asburgica.

Letizia a Bologna

Sposatasi a Bologna nel 1823 con Guido Taddeo Pepoli, creò un proprio salotto, mantenuto in vita fino alla fine della sua vita, uno dei principali e più raffinati del suo tempo.
Nella nostra città visse, ed ebbe quattro figli :Paolina, Elisabetta, Carolina e Gioacchino Napoleone.
Gli ultimi due furono protagonisti indiscussi del nostro Risorgimento.
Donna moderna, Letizia non rinunciò mai a viaggiare e ad intrattenere relazioni con donne e uomini della buona società del tempo.

Il monumento in Certosa

Per sua volontà testamentaria, la sepoltura in Certosa di Letizia venne coronata dalla grande statua che ella aveva commissionato alcuni anni prima allo scultore Vincenzo VelaL
La statua ritraeva il padre elegante nell’uniforme da campagna, circondato dai simboli guerreschi che più lo avevano reso celebre: le aquile imperiali francesi, il cannone sotto il piede sinistro, il bastone di maresciallo in mano.
Letizia Murat Pepoli si accontentò di farsi ritrarre in un medaglione posto alla base della statua, lasciando il ruolo di protagonista a quel padre di cui non esiste sepoltura.

 

 

 

TEODORO E MICHELE GALITZIN

Teodoro Galitzin (Petropoli, Russia 1805 – Bologna, 1848), fin dagli anni trenta faceva parte del Corpo Diplomatico dell’Impero Russo presso la Santa Sede.
Ardente patriota, partecipò alla Prima Guerra d’Indipendenza ma giunto in vista delle armate nemiche si ammalò e ripiegando da Ferrara, morì a Bologna nel 1848.
Il fratello Michele commissionò per lui un imponente monumento, di gusto rinascimentale.
Fu realizzato su disegno di Antonio Cipolla, con sculture di Antonio Rossetti e ornati di Giovanni Palombini (1851).
Il monumento venne scolpito a Roma, dove, esposto pubblicamente, ebbe moltissimi visitatori e grande successo di pubblico, poi fu trasportato al cimitero della Certosa di Bologna.
Anche il monumento al fratello Michele, morto in Toscana alla fine degli anni ‘50 dell’800 è opera degli stessi artisti (1861).

 

 

 

 

 

SOFIA BUTLER

Sofia Butler dei conti di Lanesborough, nacque a Dublino ma si trasferì nella nostra città dopo il matrimonio con Luigi Marescotti Berselli nel 1787. Donna colta, possedeva una ricca biblioteca con numerosi testi in libri inglese. Dopo la sua morte nel 1840 i libri rimasero in famiglia ma il suo ultimo erede, Carlo Alberto Pizzardi (figlio di Maria Marescotti Berselli) donerà alla biblioteca dell’Archiginnasio la sua collezione libraria, che arricchirà notevolmente la sezione dei testi in lingua inglese dell’istituto.
Riposa nella tomba della famiglia Marescotti Berselli, realizzata da Carlo Chelli nel 1843.

 

 

 

 

 

 

Tutte le immagini sono tratte dal sito Storia e Memoria di Bologna

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