#Riscoprirebologna

Claudio Bolognesi ci porta a conoscere la Chiesa di S. Maria Incoronata

Clicca qui per visualizzare le nostre News

 


Didasco Facebook

Seguici su Facebook alla pagina Didasco Bologna

#Riscoprire PDF Stampa E-mail
Scritto da Michela   
Mercoledì 01 Febbraio 2017 00:00

Qualche anno fa partecipai ad alcune visite guidate dell’Associazione Culturale Didasco in giro per Bologna.  Forse lo scoprire cose che non conoscevo o che avevo solo intuite sulla mia città o forse la professionalità delle guide, espressa in forma molto amichevole e gioviale, mi “inocularono” il “virus” della ricerca. Da allora mi sono interessato a quasi tutto ciò che riguarda il passato di Bologna, dalle dimore storiche, al dialetto, dalle leggi alle consuetudini, dalla toponomastica alla trasformazione urbana, dalle torri ai canali, anche se non più esistenti o non più visibili., eccetera.

Ad un certo punto mi sono reso conto che la “fame” di notizie era molto diffusa. Non però trattati di ricerca, bensì di brevi informazioni a largo spettro ed ecco le “pillole”. Ecco le mie notizie e curiosità riportate in forma sintetica, “pillole” appunto, in ordine sparso, senza cronologia e tipologia di argomentazione.

 

Claudio Bolognesi


La chiesa di Santa Maria Incoronata e Porta San Giacomo
La chiesa fu costruita nel 1465 come oratorio per la compagnia del Suffragio (istituita nel 1405) vicino ad una cappella dedicata a Maria presso il baraccano, il torrione, che difendeva Porta San Giacomo. Nonostante la soppressione napoleonica la chiesa rimase aperta al culto (sebbene venduta ad un privato). Furono i bombardamenti del 1944, che distrussero gran parte della Porta San Giacomo, a danneggiarla. Oggi fa parte dell’Opera Pia “Zoni”. La chiesa, all'inizio modesta, venne ampliata nel XVI e nel XVII secolo fino a contare 6 cappelle laterali. Nonostante i numerosi interventi nella decorazione interna la facciata rimase sempre molto semplice, intonacata ma senza ulteriore decorazione. Si trova in Via S. Giacomo 13.
Borgo San Giacomo è menzionato già in documenti del 1266: la strada che lo attraversava conduceva al convento dei SS. Filippo e Giacomo di Savena, posto subito fuori le mura. Fondato da un gruppo di monaci seguaci di frate Giamboni (detti pertanto Giamboniti) venne abbandonato nel 1267 quando i monaci, che si erano fusi con altre realtà dando vita agli eremitani di Sant'Agostino, si trasferirono presso la chiesa di S. Cecilia iniziando la costruzione della chiesa di San Giacomo.
La porta delle mura fu tra le prime ad essere eretta: fu realizzata, infatti, nel 1161 con quella sottratta agli imolesi che si erano ribellati.

 

Piazza dell’Otto Agosto 1848

Il nome attuale le fu assegnato con delibera del 3 dicembre 1874 e commemora la cacciata delle truppe Austriache da Bologna durante i moti risorgimentali. Adiacente alla Via Irnerio, in corrispondenza del Giardino della Montagnola, vi confluiscono le vie: Pietro Maroncelli (patriota, musicista e scrittore italiano, compagno di cella di Silvio Pellico allo Spielberg), Ciro Menotti (importantissimo eroe risorgimentale modenese) e Federico Venturini (avvocato coinvolto, appunto, nei moti del 1848). In realtà l'antichissima piazza nacque nel 1219 ove prima erano orti ed arboreti. Inizialmente fu chiamata “Campo del Mercato” poichè vi venne trasferito il grande mercato settimanale del bestiame, che prima aveva luogo davanti alla chiesa di S. Bartolomeo di Reno (detta anche Madonna della Pioggia, in via Galliera). Il privilegio di tenere mercato regolarmente vine fatto valere ancora oggi: è la nostra Piazzola, luogo di ritrovo delle zdaure bolognesi da ben 798 anni!) ; in seguito prese il nome di “Piazza d’Armi” e “Piazza della Montagnola”.

In origine,a chiudere a nord la piazza c'era la Chiesa di S. Giovanni Decollato, i due Cimiteri della Morte e della Vita, e l'avanzo della fabbrica dell'Ospedale di S. Giovanni Battista degli appestati.

La Chiesa di S. Giovanni Decollato fu fondata dalla Compagnia della Morte nel 1350: come suggerisce il nome ospitava le ultime manifestazioni religiose per i condannati a morte per decapitazione che venivano giustiziati nella piazza e sepolti nel vicino Ospedale della Morte. La chiesa, soppressa nel 1808 venne demolita nel 1809 e molti mattoni confluirono nel muro di contenimento della Montagnola verso le mura di Galliera e nello Sferisterio.

Vicino alla chiesa c'era l'Ospedale di S. Giovanni Battista degli Appestati, detto anche del Morbo Epidemico, costruito nel 1453. Nel 1506 fu soppresso e poi distrutto nel 1508 perchè ostacolava la ricostruzione del Castello di Galliera (rovine di fronte all'Autostazione).

I due Cimiteri degli Ospedali della Morte e della Vita erano circondati da mura: nel primo erano seppelliti i cadaveri dei giustiziati, in entrambi erano traslati i resti provenienti dalle tombe dei diversi cimiteri annessi alle parrocchie della città: come dice il Guidicini "potevasi considerare esser questo il deposito generale di tutti i cadaveri della Città".

 

Nell'immagine la Piazzola nella Pianta dipinta in una stanza del Vaticano nel 1575: la chiesa di San Giuseppe non esiste più mentre San Benedetto, che si intravede in basso a destra, aveva ancora la facciata su via Galliera e l'abside verso la piazza

 

Porta del Borgo di San Pietro

Costeggiando il percorso delle mura esterne, superata Porta di Galliera troviamo il Santuario della Beata Vergine del Soccorso allo sbocco di Via del Borgo di San Pietro, In quel luogo, durante la costruzione delle mura, fu realizzata una modesta porta detta Porta del Borgo di San Pietro.
Nel 1327 la porta fu demolita e sostituita da un cancello e così rimase fino al 1520. In quest’ultima data fu qui realizzata una cappella dedicata alla Beata Vergine del Soccorso che nel tempo fu ampliata fino a diventare un Santuario, oggi riedificato ex novo dopo le distruzioni della seconda guerra mondiale.

Nella foto l'oratorio della Confraternita, oggi distrutto

 

 

Piazza del Nettuno

Si trova fra Via Rizzoli e Piazza Maggiore. Nel 1473 si decise di portare acqua per la realizzazione di una fontana nei pressi del Palazzo del Podestà, dandone mandato a Giovanni Guidotti e Giovanni Bianchetti. La fontana fu realizzata ed ornata di statue di marmo. Il risultato non piacque ed inoltre l’acquedotto non funzionava bene perciò nel 1483 ne fu decretata la demolizione e i marmi furono donati alla Fabrica di San Petronio. Nel 1520 iniziarono i lavori per la ridefinizione dell’acquedotto e fu commissionata una nuova fontana, che avrà la sua forma definitiva su progetto del palermitano Tommaso Lauretti. I marmi saranno affidati ad Antonio Lupi mentre i bronzi al fiammingo Giambologna. Il 20 agosto 1564 fu aperta l’acqua ed il 16 dicembre 1566 posizionata la statua del Nettuno.

Per creare spazio per la realizzazione monumentale della fontana del Nettuno venne abbattuto un isolato di case che si estendevano dalla fontana fino all’asse Ugo Bassi – Rizzoli, cancellando così due antiche vie, la “Via della Zecca” e “Via delle Scudelle”, così chiamata probabilmente per la presenza di una fabbrica di ceramiche (durante alcuni scavi sul fianco est del palazzo del Podestà, furono trovati numerosi resti di scarto di ceramiche, riconducibili ad una fornace attiva nel XV secolo). In antico venne chiamata “Piazza di Sant’Apollinare” (dalla chiesetta che si trovava al centro di Piazza Maggiore e che venne abbattuta nel 1250 per ampliare la piazza) poi “Piazza del Podestà” poi, dopo il 1564, “Piazza Nuova”, “Piazza Piccola” o “Piazza della Fontana del Nettuno” nel Settecento; infine, nel 1801,divenne “Piazza Nettuno”, corretta poi in “Piazza del Nettuno” nel 1878.
Nella foto il Nettuno prima del 1888 (viene rimossa la cancellata)

 

 

 

La Porta del Navile

Partiti da Porta Peradelli (vedi qui sotto), seguendo le mura di Bologna in senso orario, superiamo Porta San Felice e Porta delle Lame per arrivare ad un varco, non più esistente, che non era una vera e propria porta, vale a dire la Porta del Navile o Porta delle Barche. Si trattava di un varco nelle mura aperto per permettere il passaggio del Canale Navile, fortificato e dotato di doppio sbarramento a formare una gabbia. In questo modo durante i periodi di tensione politica chi usciva, ma soprattutto chi entrava, doveva sostare fra le due grate e non poteva quindi mettere in atto azioni di forza.

 

 

 

 

Via Monte Grappa

Via Monte Grappa si snoda tra Via dell’Indipendenza e Via Nazario Sauro. La parte fra l’attuale Via Nazario Sauro e Via Calcavinazzi si chiamava “Via Battisasso” e lì si pubblicavano i bandi in luoghi convenzionali. Nel tratto fra Via Calcavinazzi e Via Indipendenza era anticamente chiamata “Via Porta di Castello” per la presenza, nei pressi, della Rocca Imperiale. Questa denominazione venne poi assegnata alla traversa (caratterizzata dalla forte salita) che ancora lo porta. In seguito, il tratto tra Calcavinazzi e Indipendenza prese il nome di “Via Dietro la Gabella Nuova” (costruita su progetto di Domenico Tibaldi nel 1573-75,  ammodernata su disegno di Angelo Venturoli all'inizio dell'Ottocento e corrispondete all'odierna Via Ugo Bassi 1/2) e quindi “Via Pietrafitta” quando l’attuale Vicolo degli Ariosti, che aveva anticamente quel nome, prese quello di “Via Volto dei Ghisilieri”. Il 31 maggio 1919, a seguito di apposita delibera, tutto il tratto da via Indipendenza a Via Nazario Sauro prese il nome attuale dal Monte che, dopo la disfatta di Caporetto (novembre 1917) nella Prima Guerra Mondiale divenne il fulcro della difesa italiana e che oggi ospita il commovente Sacrario Militare.

Nell'immagine che segue è visibile sulla sinistra il palazzo Gessi (oggi Medica Palace), risalente al secolo XVII, ricostruito completamente da Giovanni Bassani nel 1792, il cui piano nobile è decorato da affreschi attribuiti a Domenico Pedrini. Al momento della foto il palazzo era sede dell’Unione Militare; in seguito ospitò l’Hotel Palace ed il cinema Medica, poi Medica Palace)

 

 

 

 

Porta Peratelli (o Peradelli)

Le porte di Bologna della cosiddetta Circla, la terza cinta muraria, non sono state sempre le stesse, cinque non esistono più ed una fu realizzata quando l’assetto delle porte era già quello attuale. Quest’ultima fu Porta S.Isaia, nata nel 1563 con il nome di Porta Pia e demolita nel 1903, poiché pericolante. Ma prima non vi erano varchi nelle mura fra Porta Saragozza e Porta San Felice? Così fu dal 1445 al 1563, ma prima esisteva Porta Peratelli (o Peradelli) in corrispondenza dell’attuale Via del Pratello. Munita di torre, fu murata appunto nel 1445, dopo l’uccisione di Annibale Bentivoglio, per bloccare un eventuale attacco dell’esercito visconteo. C’è chi sostiene che aver murato la porta e non averla mai più riaperta fosse anche un modo per punire gli abitanti del Borgo Peradelli (del Pratello) che, assieme ai Canetoli avevano tramato contro il Bentivoglio, limitando i loro traffici.
Ciò che resta della Porta Peradelli è la sommità dell’arco del voltone di entrata, in parte interrato, alla base dell’oratorio di San Rocco, costruito sulla struttura della vecchia porta.Va detto che fra il XII ed il XIII secolo a partire dal 1191 a fianco della Porta Peradelli entrava in città il primo Canale di Reno di proprietà del Consorzio dei Ramisani. Nel 1208 furono venduti i diritti al Comune di Bologna che ne spostò il tracciato.

 

 

 


Irma Bandiera e il 25 aprile 1945

Occupiamo questo spazio, riservato a Claudio Bolognesi, per onorare il 25 aprile riportando le parole dell'ultimo messaggio di Irma Bandiera, partigiana.

"A voi incomberà il dovere di addolcire il dolore di mia madre. Ditele che sono caduta perchè quelli che verranno dopo di me possano vivere liberi come l'ho tanto voluto io stessa.

Sono morta per attestare che si può amare follemente la vita e insieme, accettare una morte necessaria.

Caro figlio, non posso scriverti tutto quello che sento, ma quando sarai grande e ti immedesimerai nella mia situazione, allora capirai.

Non consideratemi diversamente da un un soldato che va sul campo di battaglia, sento il volere di Dio e con letizia voglio che esso si compia.

Credo che questa sera avverrà, avrei tanto voluto vedere tempi nuovi.

Mio caro marito, il mio ultimo respiro sia ancora di ringraziamento al destino, che mi ha concesso di amarti e di vivere sette anni con te.

Avrei tanto voluto vederti ancora una volta, ma poichè non mi sono concessi favori, sono troppo fiera per fare una richiesta inutile.

Certosa

Anche se fa ancora "freschino", questo weekend inauguriamo la #NuovaStagione di visite guidate in #Certosa. Cosa vi aspetta? Ecco un piccolo assaggio: la nostra Ilaria Francia descrive una delle tombe più antiche, dipinta da Pietro Fancelli e dedicata a Vincenzo Martinelli, artista molto attivo nella Bologna di inizio '800. Seguiteci per scoprire tutte le date...
clicca qui per vedere il video


Via Marconi
#BolognaIn100Anni Queste immagini mostrano com'era Bologna prima dell'apertura di #ViaMarconi
La nuova strada, infatti, sostituì il Borgo delle Casse, via Fontanina e via San Bernardino. Non si trattò, però, di una sovrapposizione poichè il tracciato fu spostato verso ovest rispetto alle strade precedenti. Lo sapevate che, dalla sua creazione, via Marconi ha cambiato nome per ben #3volte? E' stata via Principe Amedeo, via Roma ed infine, dal 1949, è diventata via Guglielmo Marconi. #RiscoprireBologna by Claudio Bolognesi
clicca qui per vedere il video


Il Canton dei Fiori
Come è cambiata #BolognaIn100Anni
Al tempo dell'Unità d'Italia, le bancarelle dei fruttivendoli circondavano la statua del Nettuno e Palazzo Re Enzo mostrava ancora la sua facciata originaria, precedente ai restauri di Alfonso Rubbiani. Via Indipendenza non era ancora stata "aperta" e al suo posto c'era lo stretto vicolo di #CantondeiFiori. Casa Stagni aveva un grazioso balconcino coperto, oggi trasformato in terrazzino d'angolo...#RiscoprireBologna by Claudio Bolognesi

Ultimo aggiornamento Martedì 10 Ottobre 2017 08:48
 

Newsletter

Didasco


Ricevi HTML?


Informativa sulla privacy

Calendario

Novembre 2017
Lu Ma Me Gi Ve Sa Do
30 31 1 2 3 4 5
6 7 8 9 10 11 12
13 14 15 16 17 18 19
20 21 22 23 24 25 26
27 28 29 30 1 2 3